Caldaie a camera aperta: normativa, sicurezza e alternative

Scopri come funzionano le caldaie a camera aperta, cosa prevede la normativa su installazione e scarico fumi e quali alternative valutare oggi.

Pubblicato 07 Luglio 2026 | Autore: Eni Plenitude
8 min lettura

Caldaie a camera aperta: come funzionano, cosa prevede la normativa e quali alternative sono oggi disponibili

Le caldaie a camera aperta appartengono a una tecnologia tradizionale che oggi non rappresenta più la soluzione ordinaria per le nuove installazioni domestiche.
Il quadro europeo sulla progettazione ecocompatibile e sull’etichettatura energetica ha introdotto requisiti minimi di prestazione per gli apparecchi immessi sul mercato, mentre la normativa italiana sugli impianti termici ha stabilito come regola generale lo sbocco dei fumi sopra il tetto, prevedendo deroghe solo in casi specifici.

Per questo, quando si parla di caldaie a camera aperta, è importante distinguere tra impianti già esistenti, regole di installazione e soluzioni oggi ammesse o richieste in caso di sostituzione.

Cos’è una caldaia a camera aperta

Le caldaie a camera aperta sono generatori a gas che prelevano l’aria necessaria alla combustione direttamente dal locale in cui sono installati.

Con “caldaia a camera aperta” si fa quindi riferimento a una tipologia tradizionale di generatore per la quale la ventilazione del locale e l’evacuazione dei prodotti della combustione assumono un ruolo centrale.

La normativa italiana prevede infatti che i generatori di tipo B1 installati in locali abitati siano dotati di un dispositivo di sicurezza per lo scarico dei prodotti della combustione e di una specifica apertura di ventilazione, proprio perché il corretto funzionamento dell’apparecchio dipende anche dalle condizioni del locale in cui è installato.

Come funziona una caldaia a camera aperta

Una caldaia a camera aperta produce calore bruciando gas e lo trasferisce all’acqua dell’impianto di riscaldamento. Per funzionare correttamente, utilizza l’aria presente nel locale in cui è installata e richiede un sistema efficiente per l’evacuazione dei fumi.

La sicurezza e il corretto funzionamento dipendono in particolare da tre aspetti:

  • Un adeguato afflusso di aria nel locale

  • Un buon tiraggio

  • La corretta evacuazione dei prodotti della combustione


Durante i controlli tecnici vengono quindi verificati l’idoneità del canale da fumo, la presenza e l’adeguatezza delle aperture di ventilazione e la corretta espulsione dei fumi.

Perché la sicurezza richiede particolare attenzione

Le caldaie a camera aperta appartengono a una tecnologia tradizionale che oggi non rappresenta più, in via generale, la soluzione ordinaria per le nuove installazioni domestiche. Proprio per questo, quando sono presenti in un’abitazione, è importante prestare particolare attenzione a ventilazione del locale, tiraggio e scarico dei fumi. 

Uno dei rischi da considerare è la possibile presenza di monossido di carbonio (CO), un gas inodore e incolore che può accumularsi quando la combustione non avviene correttamente o quando il ricambio d’aria non è sufficiente.  

L’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute indicano tra le principali cause di esposizione al CO la carenza di ossigeno, la scarsa evacuazione dei fumi, il cattivo tiraggio, l’ostruzione della canna fumaria e l’insufficiente ventilazione degli ambienti.  

In pratica, questo significa che una caldaia di questa tipologia richiede attenzione soprattutto a tre aspetti: stato della canna fumariaadeguata ventilazione del locale regolarità dei controlli periodici. L’ISS raccomanda infatti di far verificare regolarmente apparecchi e canna fumaria e di non ostruire prese e griglie d’aria, così da favorire una combustione corretta e una regolare evacuazione dei fumi.  

Proprio perché questi elementi incidono direttamente sul corretto funzionamento dell’apparecchio, la normativa prevede requisiti specifici per installazione, ventilazione e scarico dei prodotti della combustione. 

Per approfondire la tematica il documento ufficiale del Ministero della Salute.

Cosa prevede la normativa europea

Sul piano europeo, i riferimenti principali sono il Regolamento (UE) n. 813/2013 e il Regolamento delegato (UE) n. 811/2013 e intervengono soprattutto su tre piani: requisiti di prodotto, prestazioni energetiche e informazioni rese al consumatore.

Il Regolamento (UE) n. 813/2013 stabilisce le specifiche di progettazione ecocompatibile per l’immissione sul mercato e/o la messa in funzione degli apparecchi per il riscaldamento d’ambiente e degli apparecchi di riscaldamento misti con potenza termica nominale fino a 400 kW.

Il Regolamento delegato (UE) n. 811/2013 disciplina invece l’etichettatura energetica e la fornitura di informazioni di prodotto supplementari per gli apparecchi per il riscaldamento d’ambiente, gli apparecchi di riscaldamento misti e i relativi insiemi con potenza termica nominale fino a 70 kW.

La disciplina dell’etichettatura riguarda anche gli insiemi composti da apparecchi di riscaldamento, dispositivi di controllo della temperatura e dispositivi solari, sempre entro i limiti di potenza previsti dal regolamento.

Cosa prevede la normativa italiana

In Italia, il riferimento principale è il DPR 412/1993, articolo 5, come successivamente modificato.

La regola generale prevede che gli impianti termici installati dopo il 31 agosto 2013 siano collegati a camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione con sbocco sopra il tetto, alla quota prescritta dalla regolamentazione tecnica vigente.

Quando sono previste deroghe allo scarico sopra il tetto

La normativa italiana prevede però alcune deroghe:

  • Sostituzione di generatori individuali installati prima del 31 agosto 2013 con scarico a parete o in canna collettiva ramificata.
  • Incompatibilità con norme di tutela dell’edificio adottate a livello nazionale, regionale o comunale.
  • Impossibilità tecnica asseverata dal progettista di realizzare lo sbocco sopra il colmo del tetto.
  • Ristrutturazioni di impianti individuali esistenti in stabili plurifamiliari privi di sistemi a tetto funzionali, idonei o adeguabili alla condensazione.
  • Installazione di generatori ibridi compatti composti almeno da caldaia a condensazione e pompa di calore.

Cosa richiede la legge nei casi di deroga

La normativa non si limita a elencare i casi di deroga, ma stabilisce anche quali apparecchi devono essere installati per potervi accedere.

Nel caso della sostituzione di generatori preesistenti con scarico a parete o in canna collettiva ramificata, è obbligatorio installare generatori di calore a gas a camera stagna con rendimento superiore a quello richiamato dalla norma.

Negli altri casi previsti dalla legge, è richiesto installare generatori a gas a condensazione con specifici limiti sulle emissioni di ossidi di azoto e con terminali di scarico posizionati in conformità alla UNI 7129.

Le caldaie a camera aperta già installate possono continuare a essere utilizzate?

Per gli impianti già presenti negli edifici, il fattore centrale è la sicurezza dell’esercizio, la regolarità della manutenzione e la conformità alle prescrizioni vigenti in materia di controllo e scarico dei fumi.

Le fonti istituzionali insistono sulla necessità di controlli periodici, pulizia degli apparecchi e della canna fumaria e verifica del corretto ricambio d’aria, proprio per ridurre i rischi associati alla combustione.

Quando valutare la sostituzione della caldaia a camera aperta

La sostituzione della caldaia a camera aperta viene generalmente presa in considerazione nei seguenti casi:

  • Quando l’apparecchio è datato o non garantisce più condizioni adeguate di funzionamento e sicurezza.

  • Quando si interviene sull’abitazione per migliorarne l’efficienza energetica.

  • Quando è necessario verificare la compatibilità dell’impianto con le regole vigenti su scarico dei fumi e tipologia di generatore installabile.


In questi casi, la valutazione deve essere affidata a un tecnico abilitato, perché riguarda non solo il generatore, ma anche la canna fumaria, la ventilazione, il sistema di distribuzione e le caratteristiche dell’edificio.

Le alternative oggi più diffuse

La soluzione oggi più ricorrente in caso di sostituzione è la caldaia a condensazione. ENEA la inquadra tra gli interventi agevolabili in caso di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale e richiede, per questa tecnologia, un’efficienza energetica stagionale per il riscaldamento d’ambiente almeno pari al 90%, cioè il valore minimo della classe A di prodotto previsto dal regolamento europeo sull’etichettatura energetica.

ENEA ricorda inoltre che l’installazione di un generatore a condensazione può richiedere adeguamenti di alcuni componenti dell’impianto, compresi scarico condense e canna fumaria idonea.

Tra le alternative rilevanti rientrano anche le pompe di calore, che ENEA considera agevolabili quando sostituiscono integralmente o parzialmente l’impianto di climatizzazione invernale, e i sistemi ibridi, costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione, espressamente richiamati sia dalla normativa italiana sia dai vademecum ENEA.

Quali generatori rientrano nel Conto Termico

Per quanto riguarda gli incentivi, il GSE chiarisce che nel Catalogo degli apparecchi domestici conformi ai requisiti del DM 16 febbraio 2016 rientrano, tra gli altri, la sostituzione con generatori di calore a condensazione, le pompe di calore e i sistemi ibridi a pompa di calore. Il Catalogo è pubblico e aggiornato periodicamente e consente di individuare gli apparecchi conformi ai requisiti tecnici richiesti per l’accesso all’incentivo.

Quando si parla di caldaie a camera aperta, è fondamentale distinguere tra quadro europeo dei requisiti di prodotto e quadro italiano delle regole di installazione e scarico dei fumi. Oggi l’evoluzione normativa e tecnologica orienta in modo chiaro verso soluzioni più aggiornate come camera stagna, condensazione, pompe di calore e sistemi ibridi, mentre per gli impianti esistenti restano decisivi sicurezza, manutenzione e valutazione tecnica del caso specifico.

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